Tasso di Interesse Nominale Annuo – Significato e Definizione ?>

Tasso di Interesse Nominale Annuo – Significato e Definizione

Quando si parla di tasso d’interesse nominale annuo si fa riferimento al tasso che viene applicato in un atto o in un contratto di mutuo, finanziamento o prestito. Esso indica il costo teorico per chi prende il denaro in prestito, e il rendimento teorico per chi il denaro lo presta. Risulta essere importante porre una distinzione tra tasso nominale e tasso effettivo. La pratica di banche, società finanziarie e in generale prestatori commerciali fa in modo che agli interessi convenuti nominalmente vengano affiancati altri costi, che devono essere sostenuti in percentuale o forfetariamente sul capitale erogato: ci riferiamo, per esempio, all’istruttoria della pratica, eventuali commissioni, assicurazione, eccetera. Tali costi a volte vanno a incidere in maniera piuttosto consistente sul rapporto economico concreto tra le parti.

Dunque, visto che chi riceve i costi accessori è sempre colui che presta, egli potrebbe pubblicizzare un tasso nominale interessante per chi riceverà il prestito, e in seguire spostare le utilità che non riceve dal prestito su voci accessorie differenti. La quantificazione di queste voci è seguente rispetto alla fase pubblicitaria, è la conseguenza è che viene guadagnato un valore equivalente ma sulla base di un prodotto finanziario che è stato venduto come nominalmente vantaggioso. Ecco spiegato il motivo per cui la legge del nostro Paese impone chi propone i prodotti finanziari a porre una distinzione evidente tra il tasso effettivo globale e il tasso nominale. Nell’ambito dei tassi di interesse nominale, quello più diffuso, vale a dire quello che corrisponde alla forma di presentazione tipica, il Tan, cioè il tasso annuo nominale, che di deve rapportare all’annualità rispetto a eventuali tassi a capitalizzazione mensile, trimestrale e semestrale. Tali tassi, però, potrebbero apparire con l’inganno più vantaggiosi, visto che sono caratterizzati da una percentuale inferiore.

Risulta essere importante ricordare, in effetti, che un tasso semestrale non equivale a un tasso annuale di valore doppio, visto che, scaduti i primi sei mesi, l’interesse va ad aggiungersi al capitale componendo il montante, il quale in seguito rappresenterà il valore sulla base del quale la capitalizzazione del secondo semestre verrà praticata. Giova sottolineare, inoltre, che nel caso di inflazione torna utile avere presente il tasso di interesse reale. Concludiamo segnalando che nel caso di indicizzazione, vale a dire di variazione del tasso preordinata a seconda della variazione dell’inflazione, basata su alcuni parametri ufficiali, alcuni considerano che tra l’inflazione reale, cioè quella che si registra nella vita di tutti i giorni, e la minore inflazione dichiarata dallo Stato esista una differenza.

Si ritiene, dunque, che tale differenza vada ad avvantaggiare chi ha ricevuto il prestito. La minore inflazione dichiarata dallo Stato può dipendere da scopi di immagine dell’economia interna, con un occhio all’ambiente internazionale. A proposito del tasso d’interesse annuo, riassumiamo: si tratta di un tasso di interesse su base annua che viene espresso in percentuale, che gli istituti finanziari applicano sull’importo lordo del prestito o finanziamento. Tale tasso viene usato per calcolare la quota di interesse che il debitore deve restituire al creditore, che determinerà la rata di rimborso sommata alla quota capitale.

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